Da quando ci troviamo in emergenza Covid-19, insieme ad altri sistemi per la didattica a distanza, stiamo utilizzando già da diversi giorni anche la piattaforma di videoconferenza Zoom. Da alcuni giorni, circola la notizia in rete di una vulnerabilità di Zoom che potrebbe esporre i nostri computer all’introduzione di malware, ovvero tutte quelle categorie di software che chiamiamo genericamente e anche erroneamente virus. La notizia è verificata e attendibile anche se ritengo quantomeno inopportuno creare allarmismi ulteriori — come se non ne avessimo già abbastanza in questo periodo! Qui di seguito tento di spiegare nel modo più semplice possibile di cosa si tratta e soprattutto come difenderci.

 

Per i meno esperti

Senza creare troppe ansie, la minaccia sulla quale ci concentriamo riguarda la versione di Zoom che installiamo sui nostri computer, più specificamente quelli che hanno come sistema operativo Windows 10, chi invece lo usa con il tablet o con lo smartphone (telefonino) è esente da questo tipo di minaccia. In pratica potrebbe succedere di cliccare su un link che ci arriva, sempre dall’interno di Zoom, in un messaggio di una chat; potrebbe inviarcelo anche un nostro conoscente che è banalmente ignaro della questione e quindi, con superficialità, condivide con noi qualcosa che ritiene utile o divertente. A proposito di questo, occorre tenere in considerazione che quasi sempre i link malevoli “promettono” subdolamente qualcosa di attraente: una vincita, un premio oppure stuzzicano una curiosità tipicamente scandalistica; il malcapitato clicca sul link (aprendolo), in questo modo ai suoi occhi appare ciò che si aspettava — anche se si tratta sempre e sicuramente di un falso, di una bufala — ma di nascosto viene “aperta una porta” per l’ingresso di malware oppure per l’uscita di informazioni personali memorizzate nel computer stesso (password comprese). Gli esperti di informatica mi perdonino l’approssimazione e la scarsa precisione di questi concetti, ma comprendano che ho scritto questo testo destinato a totali inesperti in materia! 😊

«Come faccio a difendermi?» vi starete chiedendo. Semplice: evito di cliccare sui link all’interno delle chat su Zoom e magari tengo aggiornato il mio software antivirus. Queste semplici regole di base unite al buon senso — che, al di là dell’informatica, dovrebbe sempre pervadere le nostre azioni — ci terranno al sicuro da queste minacce.

Infine evitiamo quindi di demonizzare le nuove tecnologie soltanto perché qualcuno potrebbe utilizzare questi mezzi in maniera malvagia o, a volte, anche criminale. Non ci sogneremmo mai di dire che un coltello da cucina è di per sé malvagio: sappiamo che, se usato in maniera consapevole, sarà uno strumento in grado di aiutarci e renderci la vita più agevole. Certo che se a utilizzarlo è una persona inesperta, ad esempio un bambino piccolo, potrebbe anche farsi male. Sappiamo anche che, in mano a un malintenzionato, il coltello può diventare un’arma a volte letale. Ecco, il punto è proprio questo: il coltello in sé non ha nessuna relazione con il bene e con il male, ma sono la consapevolezza e l’uso che se ne fa a portarlo su l’una o sull’altra sponda.

 

Per chi vuole approfondire

Durante questa emergenza sanitaria la piattaforma Zoom, che prima contava circa 10 milioni di utenti, adesso ne ha più di 200 milioni e sono praticamente attivi quasi tutti i giorni! In questa condizione i malfattori — che, in quanto tali, approfittano di qualunque situazione possa portare loro vantaggio —  si danno da fare. Il campanello d’allarme è venuto quando ci si è accorti alcuni giorni fa che su Internet sono stati registrati molti nuovi nomi di dominio sospetti che contenevano spesso la parola “zoom” al loro interno. In questo modo, il link malevolo che può arrivarci potrebbe contenere al suo interno proprio la parola “zoom” che chiaramente avrebbe lo scopo di rasserenarci inducendoci a cliccarlo, magari pensando proprio che potrebbe trattarsi di un aggiornamento o qualcos’altro di utile per le nostre videochiamate. In generale, vale sempre la buona vecchia regola che gli aggiornamenti, le installazioni e le altre cose di cui potremmo non essere esperti le lasciamo fare a chi ne sa più di noi.

In ultima analisi, per quanto riguarda evitare intrusioni di estranei nelle videoconferenze, la stessa Zoom da un paio di giorni sta obbligando a creare i meeting (le stanze virtuali) con una password. Prima di questo era facoltativo farlo e noi insegnanti, per non complicare ulteriormente le cose agli alunni e alle loro famiglie, non impostavamo nessuna password; da adesso ognuno di noi proteggerà ulteriormente gli incontri anche con una password.

 

Fonti principali: Computer Emergency Response Team Pubblica Amministrazione (CERT-PA) su Zoom